Vecchi amici, antibiotici e febbre da fieno

Perché c’è una stretta, importante relazione tra le tre cose, e perché questo ha direttamente a che fare con le nostre più comuni abitudini?
La risposta breve è: lavarsi le mani è la cosa più semplice ed efficace per evitare un sacco di grane.
La risposta lunga inizia da lontano, con la considerazione, indubbia, che le malattie “infiammatorie” sono in costante crescita dagli anni ’50.
Per malattie infiammatorie, qui, intendiamo tutte quelle malattie che sono conseguenza di una attivazione abnorme del sistema immunitario. Nato principalmente per proteggerci da agenti patogeni esterni (o interni), il sistema immunitario costituisce il nostro Esercito, il cui compito è quello di attaccare e distruggere qualunque cosa, riconosciuta come “nemica”, potrebbe danneggiarci: batteri patogeni, virus, cellule tumorali.
Quando però, il nostro Esercito si attiva senza motivo, quando vive in perenne stato di guerra anche se guerra non c’è, invece di proteggerci ci danneggia. Attacca organi e apparati e provoca alcune delle malattie più gravi e debilitanti dell’era moderna: sclerosi multipla, malattia di Crohn, diabete tipo I, asma.
A margine sottolineo che “provoca” non significa che ne costituisce la causa unica e diretta: molti fattori diversi (genetici, ambientali) ne condizionano l’insorgenza. Ma possiamo dire con buona approssimazione che quelle malattie (e altre, come malattie della tiroide, artrite reumatoide, lupus, psoriasi) hanno come attore principale un sistema immunitario guerrafondaio.
Dunque, non solo ci servono meccanismi che chiamino alle armi il Sistema Immunitario quando serve (per esempio quando arriva l’influenza: il mio, per esempio, è in piena campagna di Russia contro questa fastidiosissima forma virale che ci sta azzoppando tutti).
Ci servono anche meccanismi che tengano il Sistema immunitario a riposo quando è il caso.
Se volessimo addentrarci in questo campo, neanche il filo di Arianna ci permetterebbe di venirne fuori prima dell’ora di cena. E probabilmente neanche per Pasqua.
Quindi, provo a restringere il campo, e vi parlerò di certi vecchi amici.
Gli anglosassoni li chiamano Old Friends, e siccome amano gli acronimi, parlano di OF mechanism, meccanismo dei Vecchi Amici. Questa teoria, proposta nel 2003 da un certo Graham Rook, sostiene che alcuni agenti microbici, quelli con i quali conviviamo da quando eravamo cacciatori e raccoglievamo arbusti nel Paleolitico, i Vecchi Amici appunto, sono indispensabili per regolare, limitandola, l’attività del nostro Sistema Immunitario. Non si tratta di una teoria strampalata, è basata sulle conoscenze circa il lavoro svolto da certi linfociti (detti T-reg; sì, potete giocarvela mnemonicamente ricordando Jurassic Park) che hanno proprio la funzione di disinnescare il Sistema Immunitario quando non è utile. Se non sono stimolate dai Vecchi Amici, le cellule T-reg non sono adeguatamente “indotte” a spegnere i bollori del Sistema Immunitario.
Fin qui, potremmo dunque spiegare l’aumento delle malattie infiammatorie negli ultimi 60-70 anni con il fatto che le condizioni igieniche sono straordinariamente migliorate, dunque abbiamo fatto fuori gli amici insieme ai nemici, ed ecco che i nostri linfociti T-reg non hanno più abbastanza stimoli per calmare l’esercito, e lui parte in guerra contro tutto e contro tutti.
D’altra parte nei primi del ‘900 la febbre da fieno era un fenomeno così raro che gli studiosi dovevano dannarsi l’anima per trovare casi da studiare. Oggi si stimano circa 10 milioni di persone affette da febbre da fieno nel Regno Unito.
Quando, vent’anni fa e più, studiavo medicina le malattie autoimmuni erano una novità, oggi meccanismi autoimmuni, come detto, sono riconosciuti alla base di un gran numero di malattie invalidanti.
Ottimo.
Dunque, siamo così ossessionati dalla pulizia che eliminando tutti i batteri, eliminiamo anche i Vecchi Amici e ci facciamo del male. E dunque, questo vuol dire che siamo troppo puliti. Giusto?
No.
Attenzione all’equivoco.
Essere esposti a un minor numero di Vecchi Amici, oggi, non dipende (solo) dal fatto che ci laviamo di più, o che teniamo pulito il bagno. Dipende dalle nostre abitudini di vita, dai luoghi in cui viviamo, da come partoriscono le donne e dove, da come allattiamo i nostri piccoli. Viviamo in città, o comunque in ambienti chiusi, per la maggior parte del tempo, non siamo più a contatto con gli animali, i parti sono spesso cesarei, gli allattamenti artificiali, tutte condizioni che tengono i Vecchi Amici fuori dalla porta. Perché l’utilità dei Vecchi Amici è maggiore quando l’esposizione avviene in tenerissima età.
Ma un conto è tenere fuori gli amici, un conto i nemici. Quanto detto finora non significa che i bambini più si ammalano più saranno sani da grandi. Le migliorate condizioni igieniche hanno aumentato di un fattore esponenziale la sopravvivenza dei bimbi, altro che febbre da fieno: ai primi del ‘900 i bimbi morivano.
Questo per dire che un conto sono le mutate condizioni di vita, un conto è combattere le malattie.
Non è vero che lasciare che i bimbi si ammalino procura loro un sistema immunitario più forte. Si ammalano e basta. Questo ha a che fare con il fatto che gli anticorpi che produciamo sono diretti contro una specifica malattia: se prendiamo la varicella (o se siamo vaccinati), non saremo automaticamente più resistenti contro il tetano.
Ma se si ammalano dobbiamo curarli.
Ed ecco che arriviamo agli antibiotici.
Non devo ricordarvi io che la resistenza agli antibiotici è uno dei più grossi problemi sanitari dell’era moderna. Più malattie, più antibiotici, più batteri che si attrezzano contro gli stessi antibiotici.
Non siamo troppo puliti, proprio no. L’igiene (e l’igiene pubblica) sono una delle conquiste più importanti degli ultimi cento anni.
E allora?
Come conciliare l’esigenza di mantenere buoni rapporti con i Vecchi Amici con quella di sparare al nemico?
La risposta che dà l’importante pubblicazione da cui ho tratto il materiale per questo post è Targeted Hygiene. Igiene mirata.
Vuol dire conoscere i punti critici nella catena della trasmissione delle infezioni e colpire quelli.
Una casa pulita non è necessariamente una casa igienizzata. Non serve tirare a specchio i pavimenti e i vetri e togliere la polvere tutti i giorni se poi ignoriamo i veri bersagli da colpire. I punti critici. Che sono dunque:
– i luoghi e le superfici dove si trovano di solito gli agenti patogeni
– i luoghi le superfici che facilitano la diffusione dei patogeni.
E indovinate un po’ qual è la superficie più a rischio per la diffusione dei patogeni? Le mani.

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Di seguito un paio di tabelle che ho adattato e tradotto dallo stesso articolo, per esemplificare nel dettaglio il significato di igiene mirata.

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I punti chiave dove indirizzare la guerra ai patogeni.

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Alcuni esempi pratici.

Provo a riassumere?
– Sembra accertato che i Vecchi Amici (batteri ed elminti, cioè vermi) con i quali conviviamo dal Paleolitico siano utili per tenere a freno il nostro sistema immunitario (perché stimolano i linfociti T-reg).
– È certo, anzi ovvio, che invece i batteri patogeni provocano malattie che è meglio evitare.
Non è vero che dobbiamo vivere nello sporco perché il nostro sistema immunitario sia “forte”: gli anticorpi si formano non contro “lo sporco” ma contro le singole, specifiche specie batteriche/virali.
– È abbastanza vero che pulendo casa e vivendo nel nostro mondo del 2018 teniamo fuori dalla porta anche alcuni Vecchi Amici, ma il fatto che veniamo meno a contatto con loro dipende da molti fattori (ambientali, di stili di vita, ecc.) che poco hanno a che fare con l’igiene.
– Evitare le malattie con una adeguata igiene evita anche l’uso delle medicine e soprattutto degli antibiotici, che se prescritti troppo diffusamente inducono resistenze che costituiscono uno dei grandi problemi della sanità mondiale odierna.
– Non avremo mai una casa “sterile”, per quanto strofiniamo tutte le superfici. I batteri e i virus vanno e vengono. Invece adottando pratiche di igiene mirata limiteremo al massimo la diffusione delle malattie.
– La miglior igiene mirata, è quella mirata sulle nostre mani.
Avete visto quante colonie batteriche si sono sviluppate dall’impronta della mano di questo bimbo?

 

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La storia intera la trovate sull’Huffington Post
Chissà quante colonie si svilupperebbero appoggiando su una piastra di coltura il cellulare che tenete in mano?
E via le dita dal naso!

Se amate i dettagli, qui trovate la pubblicazione originale che ha ispirato questo post, redatto dalla IFH (International Scientific Forum on Home Hygiene) del Regno Unito, che si qualifica e si presenta qui.

Natale con la valigia

La VAlletta

Ai primi dieci che indovinano la meta, un cucchiaio di sciroppo per la tosse.

Quest’anno, per la prima volta negli ultimi vent’anni o forse più, a Natale cambio clima e vi saluto. Voglio vedere un Natale senza neve, quindi nella settimana tra il 22 e il 30 di dicembre sarò ad un’altra latitudine (non troppo lontano, ma abbastanza da evitarmi temperature sotto lo zero). Dunque, mi sostituirà la Dott.ssa Magnano (339 4124857), con orari di ambulatorio invariati.
Tenete presente che, complici le festività natalizie, in quel periodo i giorni di ambulatorio si riducono a uno striminzito lunedì 24 mattina a Oulx (che è un prefestivo, quindi il pomeriggio gli ambulatori dei Medici di Base sono chiusi) più il giovedì 27 e il venerdì 28.

Si verificherà quindi l’eventualità (che vi auguro non si verifichi per niente) che dobbiate rivolgervi alla Guardia Medica.
Ecco allora che il mio regalo di Natale è un tentativo di esegesi del misterioso volantino che pubblicizza gli orari del servizio di Guardia Medica durante l’inverno (qui di seguito un’immagine) e che trovate affisso nelle sedi del servizio.

Orari Guardia Medica ASLMisterioso perché la logica che sta alla base di questa organizzazione è ferrea, ma la forza comunicativa del volantino è più o meno quella della tavola periodica degli elementi.
Quindi provo a spiegare.

Il servizio di Guardia Medica (che si chiamerebbe più propriamente continuità assistenziale) normalmente serve per trovare un medico anche quando il vostro medico di base è fuori servizio: la notte, il sabato e la domenica.
Il lodevole sforzo della ASL è quello di potenziare questo servizio durante il periodo delle festività, così che in quei giorni sia ancora più facile trovare un medico, anche per venire incontro alle esigenze dei turisti.
Il potenziamento però avverrà un po’ a singhiozzo durante l’inverno, in certi giorni ci sarà, in altri no. I giorni no sono quelli VERDI, quando il servizio avrà le stesse caratteristiche che ha durante tutto l’anno. I giorni sono quelli ROSSI.

Nella tabella qui di seguito, ho cercato di sintetizzare e chiarire graficamente la situazione.

CALENDARIO Guardia Medica - DEF

Cliccando con pulsante destro del mouse sopra l’immagine potete aprirla in un’altra finestra, scaricarla ed eventualmente stamparla, per poterla ripiegare e tenere nel taschino.

Nel periodo VERDE, come dicevo, il servizio è lo stesso di tutto l’anno, e cioè:
a OULX. Ci sarà la sede centrale, dove gli orari sono i soliti della guardia medica: il medico è presente tutte le notti, più sabato e domenica (i giorni di festa e quello precedente funzionano come il sabato e la domenica);
nelle sedi distaccate di BARDONECCHIA, CESANA e SESTRIERE il medico sarà fisicamente presente solo il sabato e la domenica (e i giorni di festa e quello precedente) negli orari esposti in tabella, ma non di notte.

I periodi ROSSI sono centrati intorno alle festività principali dell’inverno e cioè l’Immacolata, il periodo di Natale e Capodanno, il periodo di Carnevale e il periodo intorno a Pasqua. In questi quattro periodi il servizio è intensificato:
a OULX, sede centrale, il medico di guardia sarà presente tutti i giorni (infrasettimanali, festivi, prefestivi) sempre, 24 ore su 24.
Nelle sedi distaccate, il medico sarà presente tutti i giorni, (infrasettimanali, festivi o prefestivi che sia) ma solo negli orari indicati, cioè grosso modo: a BARDONECCHIA, SAUZE e PRAGELATO al mattino. A CESANA e SESTRIERE al pomeriggio.

Il servizio di Guardia Medica è a pagamento per i non residenti o comunque non assistiti dai Medici di Base del territorio, gratuito per tutti gli altri.

Ricordate sempre che il servizio di Continuità Assistenziale (come del resto quello del vostro Medico di Base) non è concepito per gestire le EMERGENZE mediche. Quando pensate che serva un medico immediatamente dovete rivolgervi al 112 (ex 118), che provvederà ad intervenire al più presto con le attrezzature adatte a gestire situazioni gravi e acute.

Bene. Io parto. Ho lasciato tutto in ordine? Ho chiuso il gas? Ho dato da mangiare al gatto? Mi pare di sì. Con questo post spero di avervi dato un bel po’ di ragguagli inutili, perché non avrete tempo di ammalarvi, dato che dovrete lavorare troppo (o festeggiare troppo, dipende). Copritevi, che fa freddo! Io in valigia metto le infradito. Buon Natale!

Mangiatori di fuoco

French fries in fiamme 2I cibi antinfiammatori esistono?

Sono sempre molto scettico di fronte alle spiegazioni semplici di problemi complessi. Quando poi si parla dei benefici della dieta nei confronti di… quasi tutto, tendo a voltare pagina in un nanosecondo. Ma voglio raccontarvi di una specie di caccia al tesoro.
Questa volta sono partito da un articolo di Medicinae Doctor, un periodico specializzato per i medici, che per l’ennesima volta citava nel titolo l’alimentazione e il tumore del colon. Me lo sono letto rapidamente: chissà mai che si riuscisse a mettere un punto fermo in questa faccenda dei cibi che provocano il cancro.
Nessuna speranza, purtroppo. L’articolo stava sul generico, diceva mille cose e nessuna, elencava studi eterogenei e cause di ogni sorta per ogni sorta di disturbo. Insomma, la solita insalata russa.

Però un articolo della (striminzita) bibliografia mi ha incuriosito: “Association of dietary inflammatory potential with colorectal cancer risk in men and women” (“Associazione tra potenziale infiammatorio della dieta e rischio di cancro del colon negli uomini e nelle donne“), pubblicato su una rivista di tutto rispetto (JAMA Oncol, una edizione americana di primissima rilevanza scientifica, il Journal of the American Medical Association) molto recente (2018), di cui trovate qui un abstract riportato su PubMed.
PubMed è un database sconfinato di tutte le pubblicazioni scientifiche mediche, praticamente la bibbia di chiunque voglia risalire direttamente alle fonti della ricerca scientifica, gli articoli originali degli studi su cui si fondano linee guida, raccomandazioni, indirizzi terapeutici, insomma la medicina tutta.

Ohibò, possibile che JAMA si occupasse di dieta infiammatoria, un’entità così indefinita da sembrare buona solo per una pubblicità di lassativi?
Dall’abstract di JAMA ho isolato il termine “dietary inflammatory pattern (EDIP) score“, una specie di punteggio dato agli alimenti in base alla loro possibilità di provocare “infiammazione”, e l’ho fatto macinare a Google. Ne ho ricavato diverse pubblicazioni, ma in particolare un bell’articolo sulla rivista online della Harvard Medical School  che sembrava convincente, e oltre tutto da fonte affidabile: parliamo di Harvard, mica bruscolini. L’articolo, se masticate un po’ di inglese, può valere la lettura, perché piuttosto completo, chiaro e autorevole.
Da quell’articolo ho ricavato e tradotto la bella grafica che vedete qui sotto, che divide i cibi in anti-infiammatori e infiammatori. Come potete notare, il cibo buono è sempre il solito, e quello cattivo pure.

Cibi antinfiammatori

D’accordo, mi dico, ma che significa dieta “infiammatoria“? Come si misura questa infiammazione, ci sono dei parametri che dànno ad alcuni alimenti la patente di anti-infiammatori, o si tratta della solita roba che i cibi rossi fanno arrossire e quelli bianchi fanno sbiancare?

Mi tuffo di nuovo nell’oceano-Google e ne esco con questo: un articolo dove si mette nero su bianco quali sono le sostanze che, dosate nell’organismo, misurano la potenza infiammatoria dei cibi: interleuchine, proteina C reattiva, TNFaR2 sembrano aumentare se la dieta contiene determinati alimenti. Il personaggio che scrive l’articolo, per la verità, non dà molta fiducia; pare un divulgatore scientifico troppo affezionato alle medicine alternative e alla naturopatia per i miei gusti. Ma è pur sempre un medico e l’articolo è chiaro, parla un linguaggio scientifico che mi è familiare e non esprime opinioni balzane ma spiega il metodo usato dai ricercatori per definire il “dietary inflammatory index (EDII)” dei cibi, citando specificamente l’articolo che identifica nel dettaglio i parametri oggetto di studio: lo trovate qui completo in originale.

Dunque, tirando le fila, pare verosimile (non oso dire “assodato”) che secondo fonti affidabili certi cibi aumentino nell’organismo la quota di sostanze che sono coinvolte nei processi infiammatori cronici.
Altre evidenze, di cui vi risparmio il percorso di ricerca, sembrano collegare gli stati infiammatori cronici a tutta una serie di problemi di salute, che vanno dalle più ovvie patologie articolari, all’attivazione di processi autoimmuni, fino al cancro e addirittura all’Alzheimer. D’altro canto, che il sistema immunitario sia una macchina estremamente complessa e potente lo dimostrano le più recenti terapie contro il cancro, che si basano proprio sull’attivazione del sistema immunitario.

Ora, fermi tutti: 2+2 non fa 22.
Se è certamente vero che il sistema immunitario ha collegamenti con una miriade di processi vitali, dalla difesa dalle infezioni alla protezione dai tumori maligni, non sto dicendo che se mangiate una porzione di patatine vi viene il cancro al colon o la demenza. Non essendo un fondamentalista in nessuna branca della medicina (in nessuna branca tout-court, a dire il vero) non vi scaglierò un anatema perché mangiate una volta ogni tanto al McDonald. Però vi suggerisco di prendere sul serio la grafica qui sopra, perché ho cercato di raccontarvi che quelle raccomandazioni derivano da studi scientifici con basi solide.

Non c’è bisogno di guardare in cagnesco il lardo di Colonnata, e tanto meno chi lo mangia, basta tenersi un po’ dalla parte della ragione e magari mangiare un po’ più di insalata e salmone.
Tutta acqua al mulino dei Sushi-bar. O almeno della buona vecchia dieta mediterranea.

Vaccini, il momento degli outsider

OutsiderQuesta non la sapevate.
Insieme alla campagna vaccinale antinfluenzale, i medici di base sono impegnati in una curiosa campagna di vaccinazioni contro lo pneumococco e contro l’herpes zoster, cioè il virus che causa il fuoco di sant’Antonio.
Si tratta di due condizioni che rimangono un po’ fuori dal classico circuito dei vaccini; non fanno parte dei gran numero di vaccini che si fanno ai ragazzini durante la crescita, assomigliano di più al vaccino antinfluenzale,  particolarmente indicato per le persone avanti negli anni, che se si ammalano rischiano di sviluppare conseguenze peggiori. Così è in effetti anche per questi due outsider.

Vaccinazione anti pneumococco

Pneumococco

Il vaccino anti-pneumococcico serve per evitare le polmoniti ed è piuttosto efficace, perché protegge circa il 70-75% dei soggetti sani. Non mette al riparo da tutti i tipi di polmonite, ma da quelle causate (appunto) dallo pneumococco, un batterio a cui piacciono particolarmente i polmoni e che determina la più classica delle polmoniti (e se non curata, anche una delle più gravi).

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Virus Varicella-Zster

Il vaccino anti-herpes zoster previene, ma non cura, il Fuoco di Sant’Antonio. L’efficacia protettiva non è altissima (tra il 50 e il 70% a seconda degli studi), ma sembra documentata una sensibile riduzione (10-15%) dell’incidenza della temibile nevralgia post-erpetica, cioè di quei fastidiosissimi dolori che possono durare molti mesi e addirittura anni e che seguono la malattia vera e propria.
Entrambi i vaccini possono essere somministrati dai medici di base a tutti i soggetti sani che compiono quest’anno i 65 anni di età, cioè i nati nel 1953. Notate che i soggetti affetti da alcune condizioni di rischio (diabete, immunodeficienze, asportazione della milza e molte altre) non possono essere vaccinati dai medici di base ma devono recarsi al Servizio Vaccinale della ASL (nell’immagine orari e sedi dei servizi vaccinali del nostro territorio).
CENTRI VACCINALI TO3Il vaccino antipneumococcico va fatto con un certo tipo (PREVENAR, che protegge da 13 tipi di penumococco) e poi integrato l’anno dopo con un altro tipo (PNEUMOVAX, che protegge da 23 tipi di pneumococco), ma secondo le indicazioni ministeriali non va ripetuto, un ciclo di due dosi basta per tutta la vita (anche se alcuni suggeriscono un richiamo ogni 5 anni).
Anche il vaccino anti-herpes (che si chiama ZOSTAVAX) può essere fatto una volta sola nella vita, un po’ come fare la varicella ed esserne immunizzati, ma non può essere fatto insieme allo PNEUMOVAX.
Sia la vaccinazione anti-pneumococco che quella anti-herpes possono essere fatte insieme alla vaccinazione antinfluenzale, ma non sono “stagionali”, si possono fare in qualsiasi periodo dell’anno.
A noi medici di medicina generale, verrano fornite ben 5 (cinque) dosi di vaccino anti-pneumococco e anti-herpes. Potremo poi eventualmente richiederne altre, se serviranno. Al momento in cui scrivo, lunedì 12 novembre, non ci sono ancora state consegnate e restiamo in attesa.
Chi tra di noi colleghi ha già fatto la prova, pare abbia avuto serie difficoltà a somministrare anche solo le prime cinque dosi. Diffidenza? Poco interesse? Poca informazione? Non saprei, ma, in pratica, aspetto tutti i nuovi 65enni per vaccinarli contro lo pneumococco e contro l’Herpes Zoster: chi si fa avanti?

Newsletter, perché no?

Vignetta 2Ho deciso di provare a raggiungervi anche mandandovi una bella letterina. Come quelle di una volta? Non proprio: una mail.
Ho creato una lista di indirizzi mail, presi tra i miei contatti personali e professionali (sono circa 150): una schiera di eletti destinati a ricevere la prima newsletter. Prima di una serie che vorrei inviarvi, a cadenza assolutamente aleatoria, man mano che pubblico qualcosa sul sito.
Insomma, oltre che FaceBook e Twitter, un po’ di buona vecchia e-mail, per quelli che si sentono un po’ meno social e preferiscono leggere con calma la posta.
La prima Newsletter è già stata spedita e i destinatari dovrebbero riceverla a breve.
Chi non è tra gli eletti ma proprio non sopporta di essere fuori dal giro, può iscriversi alla newsletter dello Studio Medico Pejrolo dalla pagina CONTATTI del sito studiomedicopejrolo.com.
Cosa ne pensate? Dite la vostra nei commenti o rispondete alla newsletter.
E naturalmente leggete gli articoli, se vi va.

Antinfluenzale quando e come: 12 domande

Schermata 2018-11-03 alle 15.09.38Qual è il periodo migliore per fare il vaccino contro l’influenza?
Normalmente da metà ottobre a fine dicembre.

Quando iniziano le vaccinazioni gratuite fornite dalla ASL?
La campagna per la vaccinazione antinfluenzale della nostra ASL (Torino 3) inizia il 12 novembre, lunedì.
Da quella data i medici di base potranno ritirare i vaccini nelle farmacie e iniziare a somministrarli.

Quando devo venire in studio per fare il vaccino?
Personalmente non ho destinato orari o giorni specifici alle vaccinazioni, lo trovo complicato per i pazienti e gravoso per me.
Vaccinerò chi ne ha diritto durante il normale orario di ambulatorio.

Chi ha diritto al vaccino gratuito?
Principalmente chi ha più di 65 anni.
Oppure chi ha meno di 65 anni ma soffre di qualche malattia che potrebbe rendere particolarmente pericolosa l’influenza, come gravi malattie croniche cardiache, respiratorie, renali, diabete, tumori, malattie che deprimono il sistema immunitario come l’HIV.
Inoltre le persone che possono trasmettere l’infezione a soggetti ad alto rischio (per esempio il personale sanitario) o soggetti addetti a servizi pubblici “di primario interesse collettivo” (per esempio le forze dell’ordine).
Anche le donne in gravidanza che siano al 2° o 3° mese all’inizio dell’epidemia di influenza possono vaccinarsi gratuitamente.

Se non ho più di 65 anni e non ho nessuna malattia ma voglio ugualmente vaccinarmi?
Chi non rientra i queste categorie ma vuole ugualmente vaccinarsi (cosa buona e giusta) può comprare il vaccino in farmacia, senza ricetta, e venire in ambulatorio per farselo fare.

Come si fa il vaccino?
Una sola puntura, nel muscolo della spalla. Nei bambini si può fare nella coscia.
Solo nei bambini più piccoli, dai 6 mesi ai 9 anni di età, mai vaccinati in precedenza, bisogna fare due dosi, a distanza di almeno un mese.

Quali reazioni devo aspettarmi?
Se devo basarmi sulla mia esperienza, direi nessuna. Nel senso che mai nessuna delle persone che ho vaccinato è tornata a riferirmi di qualche reazione significativa.
In realtà diciamo che un po’ di dolore nel sito di iniezione, a volte gonfiore, un po’ di mal di testa, a volte dolori muscolari, possono creare un po’ di fastidio nei primissimi giorni.

In quali casi NON posso vaccinarmi?
Le controindicazioni alla vaccinazione, cioè i casi in cui proprio non si può fare, sono molto poche:
– Lattanti sotto i sei mesi di età;
– Gravi reazioni allergiche a precedenti dosi di vaccino (shock anafilattico)
– Malattie acute in atto (parlatene con il medico).

Se allatto posso vaccinarmi?
Sì. E naturalmente anche in gravidanza ci si può vaccinare.
Inoltre, non sono controindicazioni alla vaccinazione:
– allergia alle proteine dell’uovo (se non ha dato anafilassi)
– malattie acute lievi (un raffreddore)
– carenza del sistema immunitario di varia origine (HIV, per esempio).

Sono curioso: come è composto il vaccino quest’anno?
Il vaccino è tetravalente, cioè protegge da 4 ceppi virali diversi.
Se proprio la curiosità vi divora, sappiate che l’OMS ha dato indicazioni perché la composizione del vaccino per l’emisfero settentrionale nella stagione 2018/2019 sia la seguente:
– antigene analogo al ceppo A/Michigan/45/2015 (H1N1) pdm09
– antigene analogo al ceppo A/Singapore/INFIMH-16-0019 (H3N2)
– antigene analogo al ceppo B/Colorado/06/2017 (lineaggio B/Victoria)
– antigene analogo al ceppo B/Phuket/3073/2013-like (lineaggio B/Yamagata).
E se poi volete fare i saputelli con gli amici in birreria, imparate a memoria quanto segue:
Il vaccino per la stagione 2018/2019 conterrà, una nuova variante antigenica di sottotipo H3N2 (A/Singapore/INFIMH-16-0019/2016), che sostituisce il ceppo A/Hong Kong/4801/2014, e una nuova variante antigenica di tipo B (B/Colorado/06/2017), lineaggio B/Victoria, che sostituirà il ceppo B/Brisbane/06/2008“.

Come si chiama il vaccino e chi lo produce?
Il vaccino messo a disposizione della ASL in Piemonte è il VAXIGRIP TETRA, composto da virus frammentati (cioè da frammenti del virus intero, si chiama vaccino di tipo “split”), inattivati.
È prodotto dalla Sanofi Pasteur, divisione vaccini di Sanofi..
Il termine “inattivato” si riferisce al fatto che i virus sono trattati in modo da impedire la loro replicazione. Sono più sicuri dei vaccini “attenuati” perché non hanno più la capacità di replicarsi e di ritornare alla forma nativa, capace di causare la malattia.

Se voglio comprarmelo, in farmacia mi propongono diversi tipi di vaccino, quale scegliere?
Difficile rispondere. Sono tentato di dirvi che dal punto di vista pratico è più o meno lo stesso.
Però dovete sapere che i vaccini non sono proprio tutti uguali.
In particolare, esistono i vaccini “adiuvati”, ai quali si aggiungono delle sostanze “adiuvanti” (di solito squalene) che rendono il vaccino teoricamente più immunizzante, in grado di dare una risposta più forte. Il più comune vaccino adiuvato, che trovate quasi di sicuro in farmacia, è il FLUAD. Genericamente i vaccini adiuvati sono consigliati per stimolare una risposta un po’ più efficace in persone anziane, che hanno un sistema immunitario più difficile da attivare. Possono però determinare qualche “fastidio” in più nella sede di inoculazione, proprio perché più “attivi” (si tratta sempre di reazioni non gravi).
Da notare che il FLUAD è un vaccino trivalente e non tetravalente (protegge da 3 ceppi di vaccino invece che 4). Mi risulta che costi un po’ meno del VAXIGRIP TETRA.

E per finire, non privatevi di due risate con questo: la parola definitiva sui vaccini.

Curare l’influenza: quattro cose che non sapete.

Schermata 2018-10-11 alle 16.07.11Mentre vi annuncio che i raffreddori, le tossi, i vomiti che ci minacciano in questo primo autunno NON hanno niente a che vedere con l’influenza, prendo lo spunto da una breve nota sui farmaci anti-influenzali per parlarvi di uno dei tanti casi di “titolismo” un po’ facilone.
Sapete certamente che esistono farmaci anti-virali per curare l’influenza. Ma và?! Certo.
Non si usano quasi mai (capirete presto perché) ma esistono.
Titolo: “BALOXAVIR riduce sintomi e diffusione virale“.
Ohibò! Presto, datemi del Baluxavir, che ho l’influenza!
Primo, il farmaco non è in commercio, si è “dimostrato promettente” ma non è in farmacia (ancora?).
Secondo, il farmaco riduce significativamente la durata dei sintomi, ma nella realtà non è più efficace del farmaco già in commercio, che si chiama OSELTAMIVIR, (nome commerciale: TAMIFLU).
Terzo, la comparsa di virus mutanti, resistenti al farmaco “risulta preoccupante”.
E per finire, “i benefici in termini sintomatologici dei farmaci antivirali possono incontrare un livello massimo nell’influenza autolimitante dell’adulto, probabilmente a causa del fatto che i livelli di replicazione virale sono in diminuzione già al momento della presentazione e che la patogenesi della malattia è legata alle risposte proinfiammatorie dell’ospite. (N Engl J Med. 2018; 379: 913-23 e 975-7)“.
Traduzione: il farmaco è una figata, ma solo perché quando lo si usa i virus se ne stanno già andando, e comunque la malattia guarisce da sola e l’andamento dell’influenza dipende dalle risposte infiammatorie del malato.
Se quanto detto non vi bastasse per farvi una ragione del fatto che i farmaci per curare l’influenza (al momento l’unico disponibile è il TAMIFLU, papà del Baloxavir) non si prescrivono praticamente mai, tenete conto che:
– il trattamento deve iniziare entro due giorni dalla comparsa dei sintomi (normalmente, prima di andare dal medico, qualunque adulto pensante aspetta almeno un paio di giorni per vedere se se la cava da solo);
– grosso modo ci si attende che il beneficio sia di abbreviare di un paio di giorni una malattia che di solito ne dura 7;
– il farmaco, alla dose consigliata per un adulto, costa 40€ per 5 giorni di terapia a due compresse al giorno, ed è prescrivibile solo in classe C (cioè non è “mutuabile”).
Conclusione: meglio vaccinarsi.
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P.S. al momento i Medici di Base non hanno ancora ricevuto nessuna indicazione sulla campagna vaccinale anti-influenzale. Di solito inizia ai primi di novembre, ma rimaniamo in attesa di qualche indicazione dalla ASL.
Copritevi!