Mangiatori di fuoco

French fries in fiamme 2I cibi antinfiammatori esistono?

Sono sempre molto scettico di fronte alle spiegazioni semplici di problemi complessi. Quando poi si parla dei benefici della dieta nei confronti di… quasi tutto, tendo a voltare pagina in un nanosecondo. Ma voglio raccontarvi di una specie di caccia al tesoro.
Questa volta sono partito da un articolo di Medicinae Doctor, un periodico specializzato per i medici, che per l’ennesima volta citava nel titolo l’alimentazione e il tumore del colon. Me lo sono letto rapidamente: chissà mai che si riuscisse a mettere un punto fermo in questa faccenda dei cibi che provocano il cancro.
Nessuna speranza, purtroppo. L’articolo stava sul generico, diceva mille cose e nessuna, elencava studi eterogenei e cause di ogni sorta per ogni sorta di disturbo. Insomma, la solita insalata russa.

Però un articolo della (striminzita) bibliografia mi ha incuriosito: “Association of dietary inflammatory potential with colorectal cancer risk in men and women” (“Associazione tra potenziale infiammatorio della dieta e rischio di cancro del colon negli uomini e nelle donne“), pubblicato su una rivista di tutto rispetto (JAMA Oncol, una edizione americana di primissima rilevanza scientifica, il Journal of the American Medical Association) molto recente (2018), di cui trovate qui un abstract riportato su PubMed.
PubMed è un database sconfinato di tutte le pubblicazioni scientifiche mediche, praticamente la bibbia di chiunque voglia risalire direttamente alle fonti della ricerca scientifica, gli articoli originali degli studi su cui si fondano linee guida, raccomandazioni, indirizzi terapeutici, insomma la medicina tutta.

Ohibò, possibile che JAMA si occupasse di dieta infiammatoria, un’entità così indefinita da sembrare buona solo per una pubblicità di lassativi?
Dall’abstract di JAMA ho isolato il termine “dietary inflammatory pattern (EDIP) score“, una specie di punteggio dato agli alimenti in base alla loro possibilità di provocare “infiammazione”, e l’ho fatto macinare a Google. Ne ho ricavato diverse pubblicazioni, ma in particolare un bell’articolo sulla rivista online della Harvard Medical School  che sembrava convincente, e oltre tutto da fonte affidabile: parliamo di Harvard, mica bruscolini. L’articolo, se masticate un po’ di inglese, può valere la lettura, perché piuttosto completo, chiaro e autorevole.
Da quell’articolo ho ricavato e tradotto la bella grafica che vedete qui sotto, che divide i cibi in anti-infiammatori e infiammatori. Come potete notare, il cibo buono è sempre il solito, e quello cattivo pure.

Cibi antinfiammatori

D’accordo, mi dico, ma che significa dieta “infiammatoria“? Come si misura questa infiammazione, ci sono dei parametri che dànno ad alcuni alimenti la patente di anti-infiammatori, o si tratta della solita roba che i cibi rossi fanno arrossire e quelli bianchi fanno sbiancare?

Mi tuffo di nuovo nell’oceano-Google e ne esco con questo: un articolo dove si mette nero su bianco quali sono le sostanze che, dosate nell’organismo, misurano la potenza infiammatoria dei cibi: interleuchine, proteina C reattiva, TNFaR2 sembrano aumentare se la dieta contiene determinati alimenti. Il personaggio che scrive l’articolo, per la verità, non dà molta fiducia; pare un divulgatore scientifico troppo affezionato alle medicine alternative e alla naturopatia per i miei gusti. Ma è pur sempre un medico e l’articolo è chiaro, parla un linguaggio scientifico che mi è familiare e non esprime opinioni balzane ma spiega il metodo usato dai ricercatori per definire il “dietary inflammatory index (EDII)” dei cibi, citando specificamente l’articolo che identifica nel dettaglio i parametri oggetto di studio: lo trovate qui completo in originale.

Dunque, tirando le fila, pare verosimile (non oso dire “assodato”) che secondo fonti affidabili certi cibi aumentino nell’organismo la quota di sostanze che sono coinvolte nei processi infiammatori cronici.
Altre evidenze, di cui vi risparmio il percorso di ricerca, sembrano collegare gli stati infiammatori cronici a tutta una serie di problemi di salute, che vanno dalle più ovvie patologie articolari, all’attivazione di processi autoimmuni, fino al cancro e addirittura all’Alzheimer. D’altro canto, che il sistema immunitario sia una macchina estremamente complessa e potente lo dimostrano le più recenti terapie contro il cancro, che si basano proprio sull’attivazione del sistema immunitario.

Ora, fermi tutti: 2+2 non fa 22.
Se è certamente vero che il sistema immunitario ha collegamenti con una miriade di processi vitali, dalla difesa dalle infezioni alla protezione dai tumori maligni, non sto dicendo che se mangiate una porzione di patatine vi viene il cancro al colon o la demenza. Non essendo un fondamentalista in nessuna branca della medicina (in nessuna branca tout-court, a dire il vero) non vi scaglierò un anatema perché mangiate una volta ogni tanto al McDonald. Però vi suggerisco di prendere sul serio la grafica qui sopra, perché ho cercato di raccontarvi che quelle raccomandazioni derivano da studi scientifici con basi solide.

Non c’è bisogno di guardare in cagnesco il lardo di Colonnata, e tanto meno chi lo mangia, basta tenersi un po’ dalla parte della ragione e magari mangiare un po’ più di insalata e salmone.
Tutta acqua al mulino dei Sushi-bar. O almeno della buona vecchia dieta mediterranea.

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