5 cose che non posso fare

medico_legge jpgMille cose può fare per voi il vostro medico di famiglia, ma ce ne sono alcune (poche ma importanti) che proprio non può fare per legge. Evitando di chiederle eviterete di farvele negare e, oltre a permettere al medico di lavorare meglio, vi farete voler bene.

1. I CERTIFICATI PER TELEFONO. Il medico non può fare un certificato di malattia senza vedervi di persona. Il fatto che il certificato venga trasmesso telematicamente all’INPS, e che il malato possa comunicare il numero di protocollo al datore di lavoro (anche se di fatto semplifica molto la procedura e potrebbe evitare il contatto fisico tra medico e paziente) non cambia le cose. L’autorità giudiziaria è molto severa nei confronti dei medici che rilasciano certificati in assenza del paziente. Il medico di famiglia è un pubblico ufficiale e il falso in atto pubblico è un reato grave. E’ ovvio che non è falso il fatto che voi siate malati (fatta salva la vostra buona fede, perché io sono uno che si fida…), ma la parola “certificare” vuol dire “rendere certo”, termine legalmente molto vincolante, e io non posso rendere certa una cosa della quale non sono certo io stesso, dato che non constato di persona la vostra impossibilità di recarvi al lavoro.
Cosa vuol dire, che con 39° di febbre devo alzarmi dal letto e andare dal medico “solo” per farmi fare un pezzo di carta? In linea di massima, spiacente, ma sì. E forse vi stupirà sapere che esiste davvero chi viene in studio con 40° di febbre per farsi visitare e (eventualmente) fare il certificato. Non c’è nessun particolare pericolo a uscire di casa con la febbre, ma questo è un discorso che porterebbe lontano e se ne potrà parlare altrove. Altrimenti, se la situazione è proprio seria e non è possibile uscire di casa, si può sempre richiedere una visita a domicilio (altro argomento interessante da sviluppare meglio).

2. I CERTIFICATI PER IERI (O PER DOMANI). Da quanto detto sopra, deriva che io devo rilasciare un certificato nel giorno in cui constato l’impossibilità di lavorare. Se il paziente era ammalato ieri e non è andato a lavorare (ma oggi ci è andato), non posso fare più nulla. Ieri io non ho potuto constatare, e quindi certificare, lo stato di malattia. Quindi il certificato non si può fare. La giornata lavorativa di ieri è persa. Lo stesso discorso, con evidenza ancora maggiore, vale per la giornata di domani: se oggi state bene, nessuno ha il dono di prevedere che domani starete male (checché ne dica l’oroscopo). Come capirete bene, diverso è dire che domani starete ancora male se oggi siete ammalati (*).
A margine, vi prego di memorizzare il seguente concetto (e di ripeterlo tutte le sere prima di dormire): non si rilasciano MAI, per nessun motivo al mondo, certificati con data diversa da quella in cui vengono redatti. Mai.
“Ma il mio assicuratore vuole una certificato in data di due mesi fa perché altrimenti non mi paga… eccetera eccetera”.
Sono affranto, ma non posso farci nulla. Se avete un’assicurazione, il vostro assicuratore vi avrà certamente chiesto di imprimervi in memoria un altro concetto chiave: la prima cosa che dovete fare quando vi capita un evento oggetto di assicurazione è denunciarlo all’assicurazione. Subito. E contemporaneamente farvi fare una certificato in quella data che certifichi l’evento. Altrimenti, ciccia.

3. LE PRESCRIZIONI DI FARMACI PER “FARE LA SCORTA”. Che sia per un lungo soggiorno all’estero, o perché avete una casa al mare, una in montagna e una al lago e volete riempire i relativi armadietti di medicinali, il medico non può prescrivere terapie per più di due mesi.
È qualcosa di più di una consuetudine: è una legge. E il Ministero Economia e Finanze è intenzionato a farla rispettare, con conseguenze anche pesanti per i medici. La cosiddetta IPERPRESCRIZIONE viene sanzionata facendo pagare al medico tutti i farmaci prescritti in eccesso.
Mediamente i controlli riguardano il numero di confezioni prescritte, rispetto a quelle attese sull’anno. In parole povere, se quella specialità medicinale è in confezioni da 30 compresse e la dose giornaliera è di una compressa al giorno, in un anno posso prescriverne 12 confezioni, non di più. Ovviamente casi particolari si possono discutere, ma la regola è quella.

4. PRESCRIVERE “TUTTI GLI ESAMI” PER UN CONTROLLO. L’argomento è delicato e la trattazione potrebbe essere lunghissima. Tenete però a mente che:
A) – il medico è tenuto alla cosiddetta APPROPRIATEZZA PRESCRITTIVA (cioè prescrivere solo quello che è appropriato per quella precisa condizione di malattia) che non è un vago concetto etico, ma un preciso obbligo, che se non rispettato viene sanzionato addirittura come danno erariale. Le ASL hanno modo di controllare tutto quello che prescriviamo praticamente in diretta, perché tutte le nostre prescrizioni arrivano istantaneamente agli archivi del Sistema Sanitario e al MEF. In alcuni casi il rigore è massimo (esempio per certi esami come la densitometria ossea o le risonanze magnetiche), altri casi si possono discutere, ma non è mai simpatico per il medico vedersi costretto a giustificare le sue prescrizioni con la ASL. E tanto meno rimborsare il Sistema Sanitario Nazionale.
B) – Gli esami si richiedono quando c’è una precisa indicazione (una malattia da controllare o dei sintomi precisi), anche se in certi casi si possono prescrivere in soggetti del tutto sani per individuare fattori di rischio particolari, variabili a seconda delle età, del sesso, della familiarità (es. la mammografia periodica, il PAP test, la ricerca del sangue occulto nelle feci, eccetera).
Abbiamo quindi grosse difficoltà a prescrivere un set completo di esami del sangue a soggetti giovani in piena salute senza fattori di rischio o familiarità per qualche malattia importante (es. il diabete). Fare tutti gli esami tutti gli anni non vuol dire fare prevenzione seria, ma sprecare preziose risorse del Sistema Sanitario, che ha già i suoi guai.
Se volete fare esami “per controllo” in assoluto benessere, vi consiglio di donare il sangue. Diventando donatori AVIS, oltre a rendervi utili avrete un set di esami periodici gratuiti ogni volta che donate e potrete anche usufruire di esenzione ticket per alcuni accertamenti. Fantastico, no?

5. FARE CERTIFICATI COMPIACENTI. Cioè fare un certificato scrivendo non quello che il medico constata realmente, ma quello che… gli si chiede di scrivere. È un po’ il comune sentire che si possa ricorrere al certificato medico quando proprio non si sa più dove sbattere la testa, per ottenere piccoli o grandi benefici che altrimenti non si potrebbero avere. “Beh, che ci vuole, si faccia fare un certificato medico!” è la classica frase. La circostanza più emblematica, anche se non la più frequente, è quella del testimone chiamato in tribunale per essere ascoltato: può capitare che il fatto sia poco importante, che la nostra testimonianza sia marginale, che non ci sentiamo all’altezza, che non vogliamo grane o che quel giorno lì abbiamo programmato un taglio di capelli. Che ci vuole? Un salto dal medico e ci si fa certificare un malessere qualunque, tanto che gli costa, al medico? Al richiedente costa 70€ + IVA (tariffa minima). Ma al medico può costare un’incriminazione per falso, un reato penale.
Dovete sapere che se da una parte il medico non può rifiutare un certificato che gli venga richiesto, dall’altra può certificare solo quello che constata direttamente. “Rende certo”, come detto. Il certificato medico viene tenuto in alta considerazione e solitamente non viene contestato proprio perché al medico si riconosce una grande autorevolezza quando accerta le condizioni di salute di una persona. Questo è un bene e tutela l’ammalato, ma la grande “forza” del certificato medico non deve essere usata con leggerezza. Come diceva Spiderman: “da un grande potere derivano grandi responsabilità”.

(*) E’ il discorso della prognosi, che è obbligatoria e insita nel concetto stesso di certificato medico: se oggi siete malati, io devo esprimere, “in scienza e coscienza”, un parere su quanto durerà la malattia, quindi devo dire quanti giorni di riposo vi serviranno in base alla malattia di oggi.
Ancora diverso è scrivere, sul certificato redatto oggi, che voi dichiarate di essere ammalati da ieri, o dall’altroieri, o da una settimana. Il medico può (è proprio previsto nella compilazione del certificato di malattia) scrivere che voi dite di essere ammalato da ieri o da una settimana. Questo vuol dire che voi eravate ammalati prima, lo siete oggi, e secondo il medico lo sarete ancora per tot giorni. Purtroppo, poi, l’INPS ai fini del calcolo del compenso per i giorni di malattia “va indietro” di non più di un paio di giorni, quindi se io scrivo che siete ammalati da una settimana, probabilmente l’INPS vi pagherà solo gli ultimi due giorni.