Milligram • Chapeau!

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In Milligram, l’Instagram del dottore, piccoli episodi curiosi di vita d’ambulatorio, rigorosamente anonimi, motivo di sorpresa per me e per voi pillole di buona salute spicciola.


Una piccola storia vera di redenzione.
Guardate la tabella qui sotto: il tempo scorre da destra a sinistra.

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Sono gli esami del sangue di un signore che mi ha saputo dimostrare che cambiare si può, quando si vuole (e si deve!).

Nelle prime tre colonne da destra ci sono molte caselle rosse, sono tutti valori fuori norma, ma guardate soprattutto quattro righe:
• la ALANINA AMINOTRANSFERASI (ALT)
• il COLESTEROLO TOTALE
• la GAMMA GLUTAMIL TRANFERASI (GGT)
• i TRIGLICERIDI.
Li conoscete bene, immagino. Colesterolo e trigliceridi sono un fattore di rischio per malattie cardiovascolari (soprattutto il primo), cioè infarti, ictus eccetera. ALT e GGT sono indici di sofferenza del fegato, cioè steatosi (fegato grasso) prima e cirrosi poi.

Fate caso anche alle date: le rilevazioni coprono circa un anno, da settembre 2017 a ottobre 2018. I valori sono sostanzialmente simili per quasi tutto l’anno, e sempre fuori norma, con una tendenza a crescere. Dodici mesi di “distrazione”. Ma poi è bastato un mese o poco più (dal 29 agosto, valori pessimi, all’ 8 ottobre, valori decisamente buoni) per cambiare drasticamente l’andazzo.
Nei grafici, dove i valori massimi consentiti sono rappresentati dalla linea punteggiata verde, il curioso fenomeno si percepisce meglio (click sui grafici per vederli ingranditi).

Cos’è successo? Quali miracolose medicine gli sono state prescritte per avere un miglioramento simile?
Nessuna.

Questo signore, titolare di una GGT da record del mondo, si è semplicemente reso conto che i suoi esami erano proprio troppo fuori. Ha deciso di mettersi a regime e i valori sono tutti rientrati, fino praticamente alla normalità. In un mese, non in cinque anni.
Niente medicine, niente dietologi, nutrizionisti, agopunturisti, iridologi. Solo forza di volontà. Non posso, per ovvi motivi di privacy, altrimenti gli farei pubblicamente i complimenti.

Cosa dimostra, il Milligram di oggi? Che ridurre il colesterolo e salvare il fegato dalla cirrosi è possibile. Con una alimentazione corretta, anche senza diete vegane, e stando lontano dagli alcolici. A patto di iniziare presto, perché quando le coronarie sono intasate dalle placche e il fegato è corroso dall’alcol, non c’è quasi più nulla da fare.

Attenzione, da questa parte della tastiera non c’è un integralista tutto crusca e soja. Mezzo bicchiere di vino a pasto fa bene. E se ci mettete un po’ di movimento regolare potete mangiare praticamente di tutto (se non avete la genetica contro, d’accordo…).
Ma se esagerate, vi mettete il cappio al collo.
E guardate che non è una rampogna per i peccatori, ma una buona notizia per tutti. Basta un mese.
E poi, naturalmente, tutta la vita a seguire.

MILLIGRAM • Il giallo della mano gialla

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In “Milligram“, che mi immagino come una specie di Instagram del dottore, vi racconterò piccoli episodi curiosi di vita d’ambulatorio, rigorosamente anonimi (anzi, abilmente mascherati per non dare neanche il minimo indizio sull’identità del paziente), motivo di sorpresa per me e per voi pillole di buona salute spicciola.


severe-carotenemia-2gjcnvyuQuando il vostro amico in pieno benessere, vigoroso e salutista, vi guarda preoccupato dietro i suoi baffetti biondi, raccontandovi delle mani e dei piedi che sono diventati di un simpatico colore giallo, che gli dite?
Tutti sapete che la pelle gialla vuol dire ittero, è una roba di fegato, di epatite, di chissà quale pericolosa malattia. Quindi lo portate dal medico.
Medico che, oltre a quello che sapete voi, ha in mente anche ipotesi più inquietanti, perché l’ittero può essere causato da malattie gravi del fegato, oppure da malattie del sangue. E le vie biliari, che portano la bile nell’intestino, si possono chiudere anche per un tumore; e così via per numerosi capitoli della patologia medica.
Quindi il medico non lo dà a vedere (o ci prova), ma si preoccupa anche più di voi, di fronte a quell’atletico ragazzo senza nessun sintomo, oltre tutto attentissimo alla dieta e agli stili di vita, che ha quella tonalità giallastra un po’ dappertutto, non solo sulle mani. Soprattuto se confrontato al padre rubicondo e un po’ sovrappeso che lo accompagna alla visita.
E soprattutto se al medico, guarda caso, poche settimane prima è capitato di vedere un’altra persona giovane e in salute, diventata improvvisamente gialla e operata al volo per un tumore delle vie biliari.
Quindi il medico prescrive tre o quattro paginate di esami del sangue, e un paio di giorni dopo fa un’ecografia.
Risultato: nulla. Ecografia normalissima, fegato pimpante, vie biliari limpide, colecisti ginnica.
E gli esami? Non sono ancora disponibili. Si fa subito una telefonata, ma il laboratorio non risponde, sono solo le nove del mattino.
Bene, ci risentiamo più tardi. Ci si saluta sorridendo ma la tensione è nell’aria. Il padre fa il duro ma è preoccupatissimo, l’atleta minimizza.
Ciao.
Ciao, a dopo.
A questo punto, chissà quale cortocircuito di informazioni fa scattare nel mio cervello un contatto e dico: “Non è che mangi troppe carote?”.
Lui: “Mah… sì, mangio tanta verdura, anche carote”.
Il padre: “Ne mangia quattro o cinque al giorno, tutti i giorni!”.
Quando hai la sensazione che i pezzi del puzzle vadano d’un colpo a posto. Dev’essere la stessa sensazione che prova la Signora in Giallo quando fa quella faccia furbetta verso la fine della puntata. Soluzione del caso: troppe carote tingono di giallo la pelle. O almeno questa è la spiegazione che suggerisco. La tensione si allenta, si torna a scherzare, il padre non si lascia convincere troppo in fretta, ma la sensazione è di sollievo.
Mentre i due aspettano di là, scrivo il referto dell’ecografia. E intanto spulcio (anch’io!) internet. Intuizione esatta, probabilmente sostenuta da qualche antichissima lettura accademica: esiste la carotenosi, un accumulo anomalo, negli strati della pelle, di beta-carotene, la sostanza colorata che abbonda nelle carote, ma anche in molte altre verdure: ecco allora palmi della mani e piante dei piedi di un bel colore giallo, diffusa colorazione della pelle, ma nessun giallo nel bianco degli occhi (che infatti il nostro atleta aveva normalissimi), e niente prurito, due sintomi tipici dell’ittero. Quindi, una manifestazione del tutto innocua, anche se può metterci qualche mese, a passare.
Insieme al referto, consegno loro anche un bigliettino con la parola “CAROTENOSI”: finalmente posso consigliare (anziché scoraggiare) l’uso di internet.
“Cercate questa parola su Google, che ci trovate le mani gialle!”.Unknown
E così, mentre io medito sulle bizzarre meraviglie della mente umana e sui suoi strani collegamenti, a voi lascio il pensierino che ogni cosa ha la sua misura e anche le migliori intenzioni salutistiche, se portate all’eccesso, possono trasformare un atleta in un personaggio dei Simpson.